Paolo Colombera, fotografo delle dolomiti
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Biografia

Ho iniziato a fotografare, e lo faccio tuttora, per fermare l’emozione che provavo nel trovarmi sulla cima di una montagna.

Paolo Colombera

Ho constatato poi che all’alba o al tramonto le cime offrivano scenari unici. Anche l’isolamento e l’integrità del paesaggio hanno costituito aspetti irrinunciabili delle immagini che intendevo ritrarre.

 

Per giungere a ciò, è spesso necessario bivaccare all’aperto sulle cime stesse, il che permette di moltiplicare le emozioni da condensare nello scatto.

 

Col tempo la fotografia in sé ha assunto sempre più importanza al punto da condizionare la scelta delle mete, l’orario e la stagione di salita. Tale modo di operare impone uno studio dettagliato dei luoghi e soprattutto del punto ottimale di ripresa.

 

Preferisco il grandangolo al teleobiettivo, perché ritengo il primo più indicato a valorizzare l’originale veduta che un determinato punto di vista offre.

 

Ho sempre cercato di fotografare ciò che vede l’occhio, sia per quanto riguarda le forme che per i colori, prediligendo i soggetti illuminati dalla luce diretta, in modo da evitare quasi del tutto gli interventi in post produzione e comunque trasmettere a chi osserva la visione più naturale e realistica possibile.

 

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